IPNOSI CLINICA


In questa pagina potrete trovare risposte alle seguenti domande:


Che cos’è l’ipnosi Clinica?


Per comprendere l'ipnosi, può essere utile ricordare che questa tecnica, o arte terapeutica, si basa su un fenomeno fisiologico che è lo stato di trance.
La trance è un fenomeno fisiologico, quotidiano, che, secondo Erickson, viene utilizzata nell’ipnosi per attivare delle risorse interiori.
Lo psicanalista e ipnoterapeuta francese François Roustang definisce la trance e lo stato ipnotico come "veglia generalizzata", in contrapposizione allo stato di vigilanza normale, da lui definito come "veglia ristretta"!
La trance può essere descritta come uno stato in cui la coscienza del soggetto è focalizzata verso il proprio interno.
Non è uno stato di incoscienza o di sonno, bensì uno stato in cui il soggetto è profondamente assorto in se stesso e recettivo ai suoi sensi ed alle sue dinamiche interiori.
Per esempio, può essere capitato a chiunque, di aver preso l'auto e aver guidato per andare in un determinato posto, e di accorgersi di essere arrivato a destinazione, senza però ricordarsi di come abbia guidato, del traffico, dei semafori, ecc.. Ebbene in tale caso la guida è avvenuta in stato di trance. Eppure gli ostacoli li abbiamo evitati!!
Un altro esempio di trance è quando focalizziamo l'attenzione sul nostro stato interiore per descriverlo con una metafora.
L'interesse dell’ipnosi nella pratica clinica è quello di permettere al paziente di giungere più agevolmente in contatto con le sue emozioni ed il suo vissuto, aggirando la tendenza a razionalizzare ed alla intellettualizzazione, che sono difese che impediscono l'accesso al mondo dei contenuti inconsci, dei vissuti e delle esperienze rimosse.
Nella trance, il paziente si dispone in uno stato in cui accogliere (e quindi sviluppare) le sue potenzialità, le sue capacità, le sue possibili evoluzioni, uscendo dai suoi schemi irrigiditi. E ciò anche se ancora non è consapevole di come farà. Ma comunque sarà la sua strada e il processo sarà naturale.
All'utilità di questo stato per il lavoro psicologico, si aggiunge la piacevolezza del rilassamento che accompagna l'essere assorti in sé, rilassamento che contribuisce a "lasciare la presa", seppure transitoriamente e a pacificarsi interiormente.
L’essenza dell’ipnoterapia secondo Milton Erickson NON consiste nell’inserire qualcosa nei pazienti, come nell’ipnosi tradizionale, i cui effetti sono tutt'al più transitori, ma nell’evocare e nell’attivare le risorse interne del paziente stesso. Dice infatti Milton H Erickson:
"Non spetta al terapeuta essere colui che dà la risposta, o l’uomo saggio che capisce il paziente. Ogni persona possiede il proprio modo singolare in cui vive. Non si può chiedere al paziente di rinunciare al proprio mondo fenomenologico e di adottare quello di un altro. E’ solo possibile aiutarlo a lavorare all’interno del suo mondo."
Per un ulteriore approfondimento su quanto offre il ricorso all'ipnosi si può andare alla pagina: Rievocare e rielaborare

Chi è il vero artefice di ogni ipnosi?


La televisione, il cinema ed il circo ci hanno indotto a vedere nell'ipnotista l'artefice, quasi fosse un mago, dello stato di trance.
In realtà, come Milton Erickson sosteneva già negli anni '30 del secolo scorso, e come è stato ampiamente riconosciuto poi in seguito, è il paziente stesso che è il principale artefice della sua trance.
Il lavoro del terapeuta è quello di creare una situazione in cui il paziente si sentea libero e sicuro nell'avviarsi sempre più profondamente nella sua trance ipnotica. Il ruolo del terapeuta è poi quello di sfruttare al meglio le potenzialità e le risorse insite in questo stato di coscienza.

Con l’ipnosi si possono imporre comportamenti indesiderati?


Spesso si affaccia il timore che durante l'ipnosi si possa suggerire al paziente comportamenti o atteggiamenti indesiderati o contrari al suo modo di pensare o di sentire. Proprio su questo punto furono fatti da Milton Erickson numerosi esperimenti.
Invariabilmente, nel caso di suggestioni postipnotiche non accettabili per la coscienza morale del paziente, la risposta era sempre che il paziente non eseguiva il comportamento che gli era stato suggerito (per esempio rubare un determinato oggetto nella stanza accanto) ma faceva un altra cosa compatibile con il suo codice morale e, soprattutto, egli si arrabbiava con lo sperimentatore e interrompeva la relazione con esso, rifiutandosi di prestarsi ad altri esperimenti, anche se non sapeva dire il perchè.
Dunque si può dire che l'inconscio del paziente vigila comunque affinché egli non venga indotto a fare cose in conflitto con la sua sensibilità o con la sua morale.