ALCUNE IDEE ERRONEE SULLA MEDITAZIONE

1) CONFONDERE MEDITAZIONE E RILASSAMENTO


Molte persone quando pensano alla meditazione, pensano alla possibilità di potersi prendere un momento di tranquillità, in cui potersi rilassare finalmente.
Ma la meditazione, per come è trasmessa dall’École Occidentale de Méditation e per come viene praticata al Centro L’Armonia, non è questo. Non si ricercano il confort o il benessere. Il dolore, la scomodità, i formicolii, possono esserci, anche dopo molti anni di pratica.
Per rilassarsi, vi sono moltissime tecniche a cui potersi rivolgere. Ma va detto subito che la meditazione non è una tecnica; è un cammino di vita che consente di approfondire la conoscenza di ciò che noi siamo.
La persona che medita seriamente, non cerca di alleviare le sue tensioni, ma di entrare in rapporto ad esse e a tutto ciò che si manifesta. Per questo potremo dire che il rapporto meditativo alle tensioni è radicalmente diverso, in quanto non si ha lo scopo di modificare ciò che è, ma di entrarvi in rapporto.
Ciò che cambia è l’attitudine verso le tensioni: non aspiro a che esse spariscano, né tanto meno mi dico che non dovrebbero esserci, ma imparo a fare “uno” con esse, non c’è separazione, si ha uno sguardo dolce e curioso sulla realtà e su ciò che noi siamo.
Certo, una tale attitudine apporta dei benefici, una distensione, ma quest’ultima non è lo scopo, potremo dire che è l’effetto di questo atteggiamento accogliente e benevolente, di questa apertura incondizionata.

2) CREDERE CHE MEDITARE SIA TROVARE IL PROPRIO ANGOLINO TRANQUILLO


Pensare di meditare aspettandosi che almeno in quei minuti posso starmene tranquillo, senza che nessuno mi disturbi o mi distragga, è illusorio. A volte si arriva a pensare che una buona seduta di meditazione sia quella in cui sono stato ben fermo, senza dolori, ben attento al mio respiro, in assenza di pensieri, distrazioni, emozioni, preoccupazioni.
Ma meditare è essere presenti alla vita e la vita è fatta di tutte le contraddizioni possibili e immaginabili. Meditare, al contrario, è proprio imparare a vivere le asperità, le difficoltà, la confusione. Non è ricercare la calma. Stando nella postura, si può sentire un forte dolore in qualche parte del corpo e allo stesso tempo assaporare un profondo senso di gioia per il fatto di sentirsi diritti, o posso avvertire un senso di dignità che origina dalla postura.
Nella meditazione ci si confronta pienamente con ciò che è, non con ciò che vorremmo che fosse. Siamo aperti ad incontrare noi stessi e ad incontrare il mondo.

3) CREDERE CHE MEDITARE SIA FARE IL VUOTO MENTALE


Molte persone hanno l’idea che la meditazione perfetta sia quella in cui non si hanno pensieri, ma siamo calmi e tranquilli, e niente ci disturba. Questa idea è doppiamente fuorviante. In primo luogo perché ciò non è possibile. La mente pensa e noi non ci possiamo fare niente.
In secondo luogo, credere che dovremmo non avere pensieri, può farci sentire inadeguati, incapaci di meditare e può persino portare ad arrabbiarsi con noi stessi o peggio ancora desistere dalla pratica, pensando di non esserne capaci.
Non si tratta di sbarazzarsi dei pensieri, ma di entrarvi in relazione, con benevolenza, senza giudicarli, accogliendoli.
Sono seduto, un pensiero emerge e io non mi identifico ad esso, non lo seguo, lo lascio passare, come un’onda sul mare. Io rimango fermo, nella mia postura, saldo e solido come l’oceano. Non è che l’oceano si lascia mutare dalla piccola onda! Posso osservare come i pensieriinfluiscono e agiscono sulla mia postura, sul mio corpo, sul mio respiro. E tutto ciò che osservo, lo accolgo con benevolenza.

4) CREDERE CHE MEDITARE SIA UN’ATTO INTROSPETTIVO


Spesso si chiama meditazione ciò che in realtà è introspezione, intendendo con questo termine quella riflessione su sé stessi, sui propri problemi, per cercare di modificarsi o di risolverli. Questo atto, che è tipicamente umano, può rischiare di portare ad un ripiegamento su sé stessi e sui propri pensieri. La meditazione non è introspezione, né tanto meno è riflessione. Meditando si è aperti a ciò che è e soprattutto si è vigili, aperti a ciò che è al di fuori di noi, qui e ora. Non si è nella propria testa, ma ben radicati nel proprio corpo, nel presente, aperti, vigli e accoglienti.
Questo è il motivo per cui è preferibile meditare ad occhi aperti anziché chiusi, proprio per evitare di portare la nostra attenzione esclusivamente su sé stessi, tagliando il mondo fuori di noi. Sarebbe come tirare una tenda sul mondo della percezione. Invece, sul cuscino da meditazione, si impara a legarsi al mondo, a ciò che è.

5) CREDERE CHE SI MEDITA PER RAGGIUNGERE UNO SCOPO


La meditazione non è una tecnica, non è qualcosa che si può piegare al nostro uso e consumo, per questo non è possibile fare della meditazione uno strumento per raggiungere un fine: migliori prestazioni, lavorare meglio, produrre meglio, fare più soldi.
Se mi avvicino alla meditazione avendo uno scopo in mente, manipolo la pratica, la mentalizzo e svalorizzo tutto ciò che mi accade, ma che non corrisponde all’idea che avevo in mente.
Per noi occidentali questo atteggiamento di passività, di piena accoglienza e accettazione è veramente difficile, abituati come siamo a ragionare in termini di efficacia.
Spesso le persone chiedono: “Ma a che serve la meditazione?” A niente!

La meditazione non serve a niente e nella pratica non si fa niente, non si hanno obiettivi da raggiungere, prestazioni da realizzare, compiti da svolgere.
Questo modo di pensare che guarda sempre alla meta, restringe la nostra capacità di aprirci al mondo.
La meditazione consiste semplicemente nell'aprirsi, senza condizioni, senza essere focalizzarti su qualcosa, abbandonandosi alla pratica, in assenza di scopo. Ma assenza di scopo non vuol dire assenza di aspirazioni. Posso aspirare ad essere sempre più presente, ad intraprendere il cammino che mi si apre grazie alla pratica.