IL CASO DI F.

UN ESEMPIO DI RIEVOCAZIONE E RIELABORAZIONE DI UN TRAUMA INFANTILE


Di seguito presento il resoconto della cura di F. mediante il ricorso all’ipnosi ericksoniana.
Mi telefona la madre di F, chiedendo un appuntamento per la figlia, minorenne. Nel corso della breve comunicazione telefonica, la signora mi accenna che la figlia, di 17 anni, da un po’ di tempo vive dei forti stati di ansia e di panico e mi precisa che è stata la figlia stessa a chiedere ai suoi genitori di “avere un aiuto”.
Al primo appuntamento lascio che F. mi esponga il suo problema.
La giovane paziente racconta di frequentare il liceo scientifico, di non avere difficoltà nello studio, né con i suoi coetanei, di giocare a pallavolo e di non avere problemi di rilievo, neanche in famiglia.
F. afferma che da un paio di anni ha crisi di ansia molto forti e sempre più frequenti, che si verificano solitamente dopo un po’ di tempo che i suoi genitori non sono in casa. Le chiedo di farmi un esempio e mi dice che quando i suoi genitori sono a fare la spesa e, secondo lei, tardano a ritornare a casa, vale a dire che la loro assenza si protrae oltre quanto lei aveva preventivato, allora inizia una forte crisi di ansia, che può sfociare, a suo dire, in vere e proprie crisi di terrore. Essa può addirittura non dormire la notte intera se i suoi genitori sono fuori. Tutto ciò la fa soffrire molto ed è alquanto invalidante.
F. non sa precisare quando sono cominciate le primi crisi, dice che è “…da circa due anni, forse un po’ di più”.
Alla domanda se c’è stato un fatto rilevante che ha preceduto questi attacchi di ansia, F., dopo un momento di ricerca nella sua memoria, risponde negativamente.
Continuo l’esplorazione della vita di F., in particolare dei suoi rapporti familiari, ma non emerge nessuno fatto di rilievo.
Nel colloquio, F. si esprime chiaramente, non evidenzia inibizioni a comunicare il suo pensiero, anche se noto un suo modo di essere concisa e succinta nell’esporre il suo problema e nel rispondere alle mie domande; l’espressione della sua emotività appare contenuta. Noto anche che F. mostra, per la sua età, una buona capacità ad essere consapevole dei propri contenuti psichici.
Propongo di procedere ad una regressione ipnotica esplorativa, nel corso dello stesso primo incontro.
Quasi subito si presenta un ricordo, che la paziente situa verso i 4 anni, un ricordo che lei sottolinea: “non ho mai dimenticato”.
Aggiunge poi di non sapere se l’evento di cui ha memoria possa essere messo in relazione con le sue crisi di ansia.
Si tratta di un incidente occorso durante un viaggio in macchina, quando lei si trovava con tutta la sua famiglia, genitori e nonni. Lei viaggiava nell’auto insieme ai suoi genitori, mentre nell’auto che precedeva, viaggiavano i suoi nonni, con i quali aveva praticamente sempre vissuto e ai quali era particolarmente affezionata. All’uscita da una galleria, l’auto dei nonni ha un incidente ed essi muoiono sul colpo. E nel suo stato di trance F. dice: “… da un momento all’altro non li ho più visti” e precisa che non li ha più rivisti, nemmeno da morti. Di colpo non ci sono più; F. fa un gesto, come se fossero stati cancellati. Osservo che il gesto di fatto non corrisponde alla sua attuale maturazione psicomotoria, ma ad una gestualità più goffa, infantile. Invitata a parlare, sempre permanendo nello stato di trance, di cosa prova essendo lei ora lì, in quella situazione, F. racconta di come, in quei momenti e poi anche nei giorni successivi, nessuno si era accorto del suo malessere. C’è “come confusione attorno a me” dice, e nessuno si occupa di lei che sta male.
Invito F. di 17 anni a parlare con “F. bambina”, offrendole quindi un campo di possibilità finora a lei sconosciuto, per aiutare la piccola F. che sta male.
La paziente accetta senza esitazione.
Suggerisco di chiedere a “F. bambina” cosa stesse provando. “F. bambina” risponde di essersi sentita abbandonata dai nonni e di essersi ritrovata sola, ignorata e “abbandonata” anche dagli altri.
Chiedo quindi a “F. adulta” di cercare quelle parole e quel modo di fare che potrebbe essere compreso e sentito da “F. bambina” come un aiuto ed un sollievo in quella situazione. Mi comunica cosa avrebbe detto alla bambina di 4 anni: “… qui attorno a te ci sono persone che ti vogliono bene e che non ti abbandoneranno”. Poi altre poche parole che ripetono il concetto che questa bambina non sarebbe mai stata sola, e che le persone si possono portare dentro. In questo stato di trance, in cui la paziente rivive le sue sensazioni ed emozioni relative all’incidente d’auto accaduto quando lei avevai 4 anni, e solo dopo che ha parlato del suo senso di abbandono e della possibilità di non riviverlo più, si presenta alla sua mente un nuovo ricordo che, questo sì, F. aveva ben rimosso.
Si tratta di un ricordo molto più recente, accaduto solo due o tre anni prima . E’ interessante osservare che il periodo coincide con l’apparizione delle sue prime crisi d’ansia!
Con la sua famiglia e insieme ad un gruppo di amici, F. partecipa ad una settimana bianca in montagna. Una sera, mentre il gruppo della famiglia e degli amici era a pattinare sul ghiaccio, sua madre scivola, batte la testa e perde coscienza. Benché sia rimasta in stato di incoscienza per pochi minuti, la madre venne portata al pronto soccorso da cui fu dimessa la sera stessa.
F. mi dice che sino a oggi non si era più ricordata di quel fatto.
Noto che entrambi i ricordi, quello che lei dice di avere vissuto a 4 anni e quello più recente a 14-15 anni, ripropongono lo stesso vissuto: all’improvviso, persone molto importanti affettivamente possono scomparire dalla propria vita e non esserci più.
Concluso quindi il lavoro di rievocazione e di rielaborazione, tornati nel “qui ed ora”, fisso un appuntamento successivo a due settimane di distanza.
Dopo due settimane, la paziente torna e riferisce di non avere più avuto crisi di ansia. Chiedo di fare uno o due esempi, e dopo un po’ di ricerca riferisce che il sabato precedente i suoi genitori si sono assentati per il weekend, e che la mattina dopo si è accorta di non avere avuto problemi ad addormentarsi e a risvegliarsi tranquilla. Il fatto era stato vissuto con naturalezza e quasi non l’aveva notato.
L’intervento terapeutico si conclude con un breve colloquio con la madre, avvenuto dopo di quindici giorni, per comunicarle la conclusione della terapia della figlia.
Da allora, sono passati ormai alcuni anni, non sono state segnalate altre crisi di ansia di quel genere.
Alcune considerazioni in merito al rievocare e rielaborare nel caso di F. In ordine al rievocare e rielaborare, questo caso si presta bene ad alcune considerazioni. 1. La prima considerazione degna di nota è il fatto che il trauma della scomparsa improvvisa dei nonni non era mai stato dimenticato da F.. In tutti questi anni, questo evento ha continuato ad essere ben presente alla sua coscienza; quindi non sempre basta ricordarsi dell’evento traumatico per superare il trauma.
2. La regressione di età, ottenuta con la trance, ha permesso alla paziente di rivivere tutta la componente emotiva legata all’evento e di defininre il significato esperienziale. L’osservazione e l’indagine delle emozioni vissute hanno evidenziato come, per quella bambina di soli 3-4 anni, l’incidente d’auto in cui morirono i nonni fu un evento brusco, non mediato, inspiegabile, che equivalse ad assumere, come verità incontrovertibile del suo essere nel mondo, l’esperienza del possibile repentino abbandono da parte di persone per lei molto importanti.
3. Questa “verità” , frutto dell’immaturità cognitiva ed affettiva di una mente di tre anni, è stata in qualche modo rimossa dalla paziente per tutti questi anni e, apparentemente ben compensata. E’ stato l’incidente occorso alla madre sulla pista di pattinaggio a riattivare il trauma originario, dando luogo alle paure e alle crisi di ansia legate dell’ “assenza” dei genitori.
4. Fino al momento della rielaborazione, il problema del possibile ripetersi del trauma dell’abbandono rimaneva incombente. Con l’intervento di “F.grande”, con le sue parole ed il suo Sentire, la paziente comunica alla bambina – e dunque a se stessa – un’altra possibilità, un'altra visione del suo essere nel mondo, che le permette di superare la paura dell’abbandono.
5. A tale proposito, è interessante osservare che solo dopo la rielaborazione del suo senso di abbandono, diventa disponibile alla coscienza di F. il ricordo del secondo evento traumatico, quello che coinvolse sua madre.
6. E’ importante osservare, anche in questo caso, la natura del significato attribuito all’evento traumatico. Non si tratta di un semplice fatto cognitivo ed emotivo, ma di un significato di natura esistenziale, che coinvolge tutto l’essere nel mondo della paziente. Ed è altresì importante notare il genere di rielaborazione che F. compie perché, attraverso le parole “… non sarai abbandonata …” avviene una ristrutturazione della sua visione – inconscia – di che cos’è la vita, del suo destino. Vale a dire che cambia la sua “visione della vita”, cioè cambia la sua rappresentazione di lei nel mondo e di come il mondo funziona.
7. Vale la pena di osservare che la rielaborazione è tanto più efficace in quanto non la elabora il terapeuta, né la propone, ma è frutto di una capacità della paziente di attivare delle proprie risorse e di attingere alle proprie esperienze. Nella rielaborazione con l’intervento di “F.-grande” si realizza quanto afferma Erickson, secondo il quale: “Ciascuno di noi ha il proprio linguaggio individuale, e quando ascoltate un paziente, dovreste ascoltarlo con la consapevolezza che sta parlando un linguaggio diverso, che non dovreste cercare di comprendere nei termini del vostro linguaggio”.
Proprio come afferma Erickson, non spetta al terapeuta essere colui che dà la risposta, o l’uomo saggio che capisce il paziente. Egli infatti afferma: “Ogni persona possiede il proprio modo singolare in cui vive. Non si può chiedere al paziente di rinunciare al proprio mondo fenomenologico e di adottare quello di un altro. E’ solo possibile aiutarlo a lavorare all’interno del suo mondo.”
In sintesi, questo caso illustra come l’uso della trance e della possibilità di rievocare e rielaborare un evento “traumatico” permetta, in modo incisivo e durevole, di agire sulle cause del disagio e di riorganizzare/trasformare il modo di essere della persona, il suo atteggiamento cosciente e questo attingendo a risorse e “verità” del suo proprio mondo interiore.
Bibliografia
Caretti, V., Craparo, G. (a cura di) Trauma e Psicopatologia. Astrolabio, Roma, 2008 De Clercq, M., Lebigot, F. Les Traumatismes Psychiques. Masson, Paris, 2001.
Erickson M.H.; La mia voce ti accompagnerà, Astrolabio, Roma, 1983
Erickson M.H.; Rossi E.L.; L’uomo di Febbraio, Astrolabio, Roma, 1992
Erickson M.H.; Primi esperimenti di indagine sulla natura dell’ipnosi, in Opere, Vol 1, Astrolabio, Roma, 1982
Erickson M.H.; in Opere, Vol 1 La natrura dell’ipnosi e della suggestione, Astrolabio, Roma, 1982
Erickson M.H.; in Opere, Vol 2 L’alterazione ipnotica dei processi sensoriali, percettivi e psicofisiologici, Astrolabio, Roma, 1983
Erickson M.H.; in Opere, Vol 3 L’indagine ipnotica dei processi psicodinamici, Astrolabio, Roma, 1983
Erickson M.H.; in Opere, Vol 4 L’ipnoterapia innovatrice, Astrolabio, Roma, 1983 Erickson M.H.; Le nuove vie dell’ipnosi, Astrolabio, Roma, 1978
Freud S.; Breuer J. Studi sull’isteria, 1892-1895 in Opere di Sigmund Freud, Vol 1, Bollati Boringhieri, Torino, 1989 Jung C.G. Principi di psicoterapia pratica (1935) in Opere di C.G.Jung Vol 16, Bollati Boringhieri, Torino,1993
Jung C.G. Scopi della psicoterapia (1929) in Opere di C.G.Jung, Vol 16, Bollati Boringhieri, Torino,1993
Jung C.G. Alcuni aspetti della psicoterapia moderna (1930) in Opere di C.G.Jung, Vol 16, Bollati Boringhieri, Torino, 1993
Jung C.G. Psicoterapia e concezione del mondo (1942) in Opere di C.G.Jung, Vol 16, Bollati Boringhieri, Torino, 1993